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PIACCIO O NON PIACCIO

di Chiara Gaggioli

Quando si parla di bullismo, il tema è spesso troppo critico o generale. Si ha paura di, in un certo senso, esprimere la propria opinione, ma questo avviene in campo allargato, dal tema più semplice a quello più complicato. Ora, io provo a spiegare il perché. E’ solo la mia opinione, puoi essere d’accordo, puoi non esserlo, pace all’anima tua. Specialmente nel nostro mondo, moderno, esposto, ci si sente un po’ tutte pecorelle smarrite, tutti poveretti, tutti depressi, tutti fuori casta. Già al limite del branco, proviamo a tener per buoni gli ultimi amici che si hanno, anche se questi inseguono ideali completamente diversi dai nostri. Cerchiamo addirittura di cambiare i nostri pensieri, giusto per farci andare bene quel gruppetto di due o tre che, per carità, niente contro nessuno, scegliamo solo per disperazione. Ognuno di noi può essere di più, meritarsi di più, il problema è che non molti, anzi praticamente nessuno, ne è consapevole. E chi lo è, si tira indietro per falsa modestia, per “piacere agli altri”. Che poi, perché “piacere agli altri” sembra essere diventato un bisogno primario? Di cosa siamo soddisfatti? Di aver cancellato quasi completamente la nostra essenza, quel “noi”, quel ”io”, che ci identificava? Abbiamo studiato per anni, che ci sono sembrati secoli, quegli “intelligentoni” illuministi e le loro grida di protesta contro il buio in cui erano abituati a vivere, e ora, gettando al vento tutte quelle opposizioni che hanno reso il genere umano unico, ci abbandoniamo alle macchine, non quelle rivoluzionarie in senso positivo, ma quelle che ogni giorno, nella loro stupidità digitale, si impegnano a renderci tutti uguali. Quasi fosse un dramma ridicolo tra selfie allo specchio, cellulari di ottocento euro spesi perché con questo le storie di Instagram vengono meglio. Soldi che vengono spesi magari per farci comprare quei pantaloni, che magari neanche ci piacciono, però vanno di moda, e quindi sono spesi bene. Cosa, se non cercare di farci accettare, corrode la nostra essenza nel più profondo, mangia il midollo come una malattia, annienta le nostre capacità cognitive e, prima ancora, le focalizza su una sola domanda: “piaccio o non piaccio?”, e qua, il buio. Silenzio. E ritorniamo al tema delle “pecorelle smarrite”. Una reazione a catena, che, senza consapevolezza, si ripeterà all’infinito. Non abbiate paura di lottare per ciò che volete, non siate spaventati di alzare la voce, chi, se non voi? Quando, se non ora? Tutti, nessuno escluso, dovremmo essere consapevoli del potenziale che abbiamo, non sottraiamoci ai pregiudizi, non dobbiamo cercare l’approvazione di altre persone, che sia definita da canoni o da regole sociali. Non spaventatevi di rimanere da soli di fronte alle difficoltà, siate forti, e nessuno potrà mai sostenere il contrario. Siamo l’“io” che ci identifica, e così, siamo destinati a finire, firmando a nostro nome quello che ci ha distinti.

 

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