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IL NOSTRO TRIENNIO

L’OPINIONE  dei ragazzi di terza & dei collaboratori scolastici

 

di Camilla Asara & Chiara Gaggioli

Molti pensano che gli anni trascorsi qui dentro siano i più confusionari dal punto di vista identitario. Perché viviamo in una fase dove pretendiamo di scoprire in maniera definitiva chi siamo e a quale identità apparteniamo. Tanto è vero che alla base di queste ricerche sociali c’è il rapporto con gli altri e quello con la scuola.  Per meglio capire di cosa stiamo trattando, abbiamo chiesto a quattro ragazzi e ad un collaboratore scolastico di rispondere alla domanda su come sono sembrati questi tre anni di passaggio. Le risposte, al contrario dell’opinione sopra citata, si sono dimostrate tutt’altro che confuse, anzi ben argomentate, soddisfacenti e sotto alcuni punti di vista simili. “Me lo aspettavo più traumatico” – inizia così il racconto del primo intervistato, che ci ha dato una risposta contro la maggior parte delle teorie precedentemente formulate, dimostrandosi quasi completamente favorevole al sistema scolastico che vige in questa scuola. I pareri concordano anche nel modo di vivere i cambiamenti quasi tempestivi  che hanno caratterizzato questi ultimi due anni scolastici. I quattro ragazzi si vedono sullo stesso piano anche a testimoniare la troppa agitazione che si respira nei corridoi. In classe non ci si annoia, ma si trovano differenze enormi sul comportamento tenuto in presenza dei professori rispetto a quello in completa autonomia. I collaboratori invece sostengono che i ragazzi l’autonomia non sappiano cosa sia, giustificando il loro comportamento vivace dall’inserimento spropositato degli armadietti, a parer loro, un progetto “troppo caotico per poter essere sostenuto”. Per gli studenti lo spazio e il tempo dedicato a queste nuove installazioni è una scusa per ritrovarsi con gli amici e scherzare. Scherzi che, alcune volte, arrivano ben oltre spintoni e risate, ma sfociano in dispetti anche più gravi, quali apertura non autorizzata di proprietà altrui, fenomeno che sta diventando sempre più diffuso, tant’è che molti armadietti stanno perdendo la loro utilità. D’altra parte, è anche scarsa la cura che i ragazzi dimostrano al loro mantenimento. Da quanto siamo riusciti a capire, la disattenzione al momento della chiusura degli armadietti è alta e questo sembrerebbe giustificare chi li apre di proposito. Giustificazione tutt’altro che nobile, tanto da evidenziare la scarsa applicazione delle regole e la loro conseguente immaturità. 

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